La Storia de L'Arco dell'Abate

"Ci troviamo, ancora una volta, di fronte ad un orribile mutilazione che Oria ha subito nel 1899 e che, da allora, nessuno ha avuto la forza di sanare.

Lo straordinario toponimo, carico di realismo ed efficacia semantica, con cui gli oritani avevano individuato questa importantissima strada di accesso alla parte più antica della Città fu cancellato e sostituito da un insulso doppione.

Il nome antico, la Sferracavaddi, era stato ufficializzato nel 1885 come Via Sferracavalli.

Non ritengo siano necessarie molte parole per spiegare il significato del termine: la sua pendenza accentuata e il fondo che, in antichi tempi, doveva essere piuttosto sconnesso provocavano ai cavalli che la percorrevano la perdita dei ferri applicati agli zoccoli per cui era, in pratica non percorribile da carri o da animali a soma.

Questa caratteristica è splendidamente messa in risalto in una supplica rivolta, nel 1656, a Brigida Grimaldi, moglie di Michele Imperiale, marchesa di Oria:

L'Abb. Bartolomeo Palmieri della Città d'Oyra hum. ser. e vassallo di V.E. supplicando le fa intendere come vicino alle sue case c'è un loco angusto ove non passano né carrette né cavalli a soma sopra il quale il suppl. desidera fare un arco che servirà per passare dalle sue case a certe altre case sue mezze dirute che intende fabricare.

La Marchesa, sempre sensibile alle richieste del suo popolo, dopo aver esaminato la favorevole relazione tecnica del suo incaricato, accoglie la richiesta con la condizione che il richiedente paghi grana tre in perpetuum e con lo peso della X. di prezzo in ogni caso di alienatione.

L'arco è ancora lì e, viste le dimensioni, si hanno buone ragioni per affermare che sia proprio quello costruito nel 1657."